Il ricco futuro di LibreOffice

La crescita del software open source sta diventando evidente a tutti i livelli e in tutte le aree geografiche, così come conferma anche la recentissima ricerca sul suo futuro (https://www.blackducksoftware.com/future-of-open-source) secondo la quale il 78% delle aziende usa il software open source in modo strategico e solo il 3% non lo utilizza nel modo più assoluto.

Se teniamo presente che il campione di 1.300 partecipanti proveniva soprattutto dagli Stati Uniti, questo dato assume un significato ancora più importante, perché parliamo del “mercato di casa” per Oracle e Microsoft, imbevuto – e non potrebbe essere altrimenti – di cultura del software proprietario.

Quel che è ancora più importante, almeno per noi che abbiamo fondato – con un pizzico di presunzione e una quantità significativamente maggiore di incoscienza – il progetto LibreOffice, è il fatto – del tutto inatteso – che la suite è stata inserita tra i sette progetti open source di maggior valore, a conferma del fatto che la nostra visione era corretta e che OpenOffice poteva esprimere tutto il suo potenziale solo con un progetto indipendente e non sotto l’ala “protettrice” di un’azienda (prima Sun e poi IBM).

LibreOffice sta attraversando un momento particolarmente felice, per una lunga serie di motivi: il numero degli sviluppatori che hanno contribuito al progetto dal 28 settembre 2010 a oggi ha doppiato il numero di 900 e si avvia a raggiungere le 1.000 unità in cinque anni (o poco più); la versione per Android è in fase di avanzato sviluppo, con un prototipo di editor che sta per arrivare su Google Play; la versione per il cloud è anch’essa in fase di sviluppo, e arriverà sul mercato alla fine del 2015 o all’inizio del 2016; e infine, la release 5.0 è in fase alfa, e verrà rilasciata alla fine di luglio.

Naturalmente, alla crescita dello sviluppo si affianca una crescita delle attività di comunicazione, che vedono l’Italia – con l’Associazione LibreItalia – tra i Paesi più attivi in assoluto: proprio in questi giorni sta iniziando il LibreOffice RoadShow – organizzato dall’associazione con il fondamentale supporto di Studio Storti – che ci vedrà presentare LibreOffice e il protocollo di migrazione a Livorno, Torino, Palermo, Jesi, Napoli, Venezia, Bari, Milano e Cagliari.

La migrazione a LibreOffice, che è stata completata nelle province di Perugia, Cremona e Macerata, sta per iniziare alla ULSS 5 Ovest Vicentino e al comune di Bari, ed è stata annunciata alla provincia di Bolzano. Inoltre, è in fase di avanzata valutazione in una serie di enti pubblici, che in questo modo ottemperano al dettato del Codice dell’Amministrazione Digitale, i cui articoli 52 e 68 chiedono esplicitamente l’uso di software libero e di formati standard e aperti.

LibreOffice, infatti, non solo è software libero, ma è anche un’implementazione di riferimento del formato standard ISO/IEC Open Document Format (ODF), che è l’unico formato veramente standard e aperto disponibile sul mercato.

Adottando LibreOffice, le pubbliche amministrazioni risparmiano il costo delle licenze della suite per ufficio proprietaria che ha monopolizzato i PC negli ultimi vent’anni, legando l’innovazione agli interessi commerciali di una singola azienda, e hanno la possibilità di reinvestire una parte di questo risparmio in formazione e supporto degli utenti, stimolando la crescita di un ecosistema di professionisti certificati per le migrazioni e la formazione a LibreOffice.

Inoltre, assumono un ruolo etico fondamentale nel percorso di educazione all’uso dei formati standard e aperti, che consentirà – in un futuro auspicabilmente molto prossimo – di superare i problemi legati allo scambio dei documenti grazie alle caratteristiche di un formato nato per l’interoperabilità.

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