L’Emilia-Romagna e la migrazione ad ODF

RICEVO DALL’INGEGNER DAVIDE DOZZA, E PUBBLICO INTEGRALMENTE:

Come prima cosa voglio ringraziare Italo per ospitare questa mia replica all’articolo sulla “mancata” (per ora) migrazione a LibreOffice della Regione Emilia Romagna. Cercherò di portare il mio punto di vista sulle questioni tecniche rispondendo ai diversi punti affrontati nell’articolo citato.

A mio parere, la notizia rilevante dal punto di vista tecnico-professionale non è tanto che la Regione Emilia Romagna abbia scelto Apache Open Office invece di LibreOffice, ma è piuttosto che abbia scelto di passare ad formato aperto come Open Document Format.

Ricordo, solo qualche anno fa, quando di prodotti che supportavano ODF c’era solo OpenOffice.org e lavoravamo insieme, Italo ed io, per promuovere i formati aperti. Si diceva come un formato aperto avrebbe finalmente dato spazio alla competizione. Ed ora stiamo proprio discutendo di questo: se domani la Regione deciderà che LibreOffice è più adatto al proprio utilizzo i costi di passaggio saranno esigui.

Prima di passare ai vari punti, cercherò di dare il mio punto di vista circa le differenze e le analogie che contraddistinguono i due progetti, riportando ciò che l’esperienza di 10 anni di migrazioni ritengo mi abbia insegnato.

1. La domanda che mi fanno tutti: meglio Apache Open Office o LibreOffice?

E’ una domanda molto difficile a cui rispondere. Quando un’azienda decide di adottare un prodotto piuttosto che l’altro deve fare una serie di valutazioni che vanno al di là della valutazione tecnica e personale del prodotto. Questo a maggior ragione quando l’azienda è complessa ed il tema è il Software Libero/Open Source. Ci sono un sacco di variabili da considerare. Basti pensare che negli anni sono state sviluppate numerose metodologie per la valutazione del FLOSS relativamente al suo impiego aziendale: QSOS sviluppato da Atos Origin (http://www.qsos.org), Qualipso sviluppato da un consorzio di imprese (http://www.qualipso.org), OSMM sviluppato da CapGemini, OpenBRR (http://www.openbrr.org/) e SOS Open Source (http://sosopensource.com) solo per citarne alcuni.

Tutte queste metodologie sono basate su metriche che valutano numerosi aspetti del software in questione, non solo tecnici.

2. Lo sviluppo rispecchia l’interesse di alcune aziende?

LibreOffice ed Apache OpenOffice rispecchiano ciascuno gli interessi della propria comunità. E di queste comunità fanno parte anche aziende che per vivere, grandi o piccole che siano, devono produrre valore e quindi profitti.

All’interno della comunità di LibreOffice ci sono aziende medio-piccole come Canonical, Collabora (ex Suse, ex Novell), Lanedo, Red Hat, Suse, Linagora. Dall’altra parte ci sono aziende, alcune anche grandi, che supportano Apache e tra queste la più direttamente coinvolta è IBM.

E’ indubbio che queste aziende, tutte indistintamente visto che non sono ONLUS, siano all’interno di questi progetti perché sono portatori di interessi. Quindi si, anche LibreOffice, volenti o nolenti, rispecchia gli interessi delle aziende che fanno parte della comunità.

3. LibreOffice non integra il codice IBM sull’accessibilità per problemi di licenza?

Si è vero. Ed è anche vero che almeno fino ad ora non lo integra nemmeno Apache OpenOffice: http://blindchicagodream.wordpress.com/2013/07/23/openoffice-4-released-accessibility-postponed/ che ci sta lavorando per il rilascio con la 4.1.

4. Esiste una versione cloud di LibreOffice?

No, non esiste nel vero senso della parola. E’ una POF (Proof Of Concept). Come scrivi tu “è stata sempre descritta come base di partenza per uno sviluppo finanziato da un’azienda oppure un ente”.

4. Esistono aggiornamenti centralizzati ed incrementali?

Anche qui, se si parla del lavoro della comunità in senso stretto, non esistono aggiornamenti incrementali. Non esistono per LibreOffice così come non esistono per Apache OpenOffice.

Esistono invece patch incrementali distribuite dalle aziende quando un cliente stipula un contratto di assistenza, le stesse che fanno parte della comunità e da cui traggono il proprio interesse. Come accadeva per la versione OpenOffice.org di Novell.

5. LibreOffice deriva da Go-OO?

Go-OO (http://it.wikipedia.org/wiki/Go-oo) era un’opera derivata da OpenOffice.org al quale venivano messe una serie di patch incrementali che OpenOffice.org non poteva integrare per ragioni di licenza. Il gruppo tecnico che manteneva Go-OO è lo stesso che ha operato il fork da OpenOffice.org portandosi dietro una parte della comunità di OpenOffice.org. Tecnicamente ha preso OpenOffice.org, ha preso le patch e gli script di compilazione di Go-OO ed è stato fatto il fork.

A mio parere LibreOffice è il proseguimento naturale del lavoro fatto in Go-OO.

6. La frequenza delle nuove versioni di LibreOffice ed i codici di versione sono un problema per gli utenti?

E’ vero che la frequenza di rilascio non è un problema in senso stretto per il singolo utente ma lo può essere per un’azienda che deve mantenere un parco di postazioni di lavoro numeroso. Infatti ogni volta che viene rilasciata una nuova versione questa deve essere testata in pre-produzione prima di essere distribuita altrimenti si rischia di dovere tornare indietro con i relativi costi. Per questo le aziende, il più delle volte, prediligono la stabilità alle nuove funzionalità.

Per quanto riguarda invece la numerazione delle release questo rappresenta un problema per chi deve scegliere. Se vai sul sito del download di Libreoffice qual’è la versione proposta da scaricare? Viene sempre proposta in bella vista l’ultima versione che è considerata per early adopters https://wiki.documentfoundation.org/ReleasePlan
Poi in piccolo sotto sono rese disponibili i link alle versioni raccomandate e conservative.

Non è raro che i singoli utenti si lamentino perchè in azienda venga usata una versione più “vecchia” rispetto a quella che lui usa a casa. E anche questo è un costo per l’azienda.

7. Il comune di Parigi non è migrato a Libreoffice.

Su questo concordo di non essere stato preciso in precedenti interventi. Ma confermo il fatto che la mentalità in Francia, diversamente da quello che accade in Italia, sia quella di “sporcarsi le mani”. Se un servizio è strategico, a maggior ragione se questo è basato su software libero, si assumono esperti e sviluppatori per avere il controllo. Questo non lo si fa in Italia e ciò è un punto critico.

Proprio il rilascio frequente delle versioni può essere un problema se non si hanno persone in casa che testino i prodotti in ambienti di pre-produzione prima di distribuirli..

8. Apache Open Office è coperto da IBM?

Accostare Apache Open Office a IBM e farne un’analogia con il periodo il cui il progetto OpenOffice.org era gestito prima da Sun e poi da Oracle mi sembra un pò azzardato. A mio giudizio, al limite del FUD. La realtà è che Apache Open Office è gestito da una fondazione indipendente, la fondazione Apache, creata nel 1999 e che gestisce decine e decine di progetti http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Apache_Software_Foundation_Projects di cui fanno parte numerosissime aziende, grandi e piccole (http://www.apache.org/foundation/thanks.html).

9. Che differenze ci sono fra le comunità di LibreOffice ed Apache OpenOffice?

I dati riportati dall’articolo in questione relativi al numero di sviluppatori ed i contributi presi da Ohloh sono alquanto controversi sia per questioni tecniche che interpretative. A titolo di esempio il numero di commit è un indicatore assoluto che andrebbe analizzato puntalmente. Infatti uno sviluppatore può scrivere 10 righe di codice e fare 10 commit oppure fare un commit unico delle 10 righe di codice. Stessa cosa per i contributi: un contributo può nascondere una giornata di lavoro come un anno, ma in termini assoluti sempre un contributo è. Interessante l’analisi che viene fatta da Robert Weir su come l’uso di due strementi diversi per gestire i repository portano in Ohloh risultati molto diversi. http://www.mail-archive.com/dev@openoffice.apache.org/msg14919.html

Inoltre lo stesso Robert Weir ha fatto un’analisi su quei numeri e riporta i propri dubbi.
http://www.robweir.com/blog/2012/10/libreoffices-dubious-claims-part-i-downloads.html
http://www.robweir.com/blog/2012/11/libreoffices-dubious-claims-part-2-community-size.html
http://www.robweir.com/blog/2012/11/libreoffices-dubious-claims-part-3-developers.html

Io non so quale sia la comunità “migliore”. Quello che vedo sono due comunità attive che lavorano e producono software libero entrambe gestite da due fondazioni indipendenti.

10. E’ una guerra di religione?

Purtroppo si. Fin dall’inizio ho creduto a LibreOffice come necessità di emancipazione da Oracle. Anche prima, sotto la gestione Sun, ho sempre parteggiato per quelli che chiedevano una Fondazione. Nel momento in cui, sei mesi dopo la nascita di LibreOffice, Oracle ha deciso di donare il progetto all’Apache Foundation ho creduto che la comunità potesse riunirsi o almeno cercare il modo di collaborare sullo stesso repository di codice. Da due fondazioni indipendenti che sviluppano e promuovono software libero razionalmente questo mi sarei aspettato. E per questo mi sono sempre battuto.
Invece, a mio avviso, ognuno è andato per la propria strada con il risultato che vediamo. Due comunità e raddoppio del lavoro di mantenimento del codice.

Per questo mi sono tirato fuori da entrambi i progetti: per quanto mi riguarda e per come la penso, quando passa il concetto del “con noi o contro di noi” non c’è più spazio, almeno per me, di sentirmi parte di qualcosa.

Comments
  1. italovignoli

    Per come è organizzata Apache Software Foundation, ciascun progetto è responsabile delle proprie strategie, per cui tra l’indipendenza di ASF e quella di AOO c’è un abisso. AOO è un progetto IBM con il cerone dell’indipendenza di ASF, ma nella realtà è stato creato su iniziativa di IBM con la segreta speranza che la mossa portasse alla disgregazione di TDF e LibreOffice. L’ostilità manifestata da AOO – e in particolare da Rob Weir e Juergen Schmidt – nei confronti di LibreOffice, e rilevata anche da un osservatore esterno come Bruce Perens (http://lwn.net/Articles/575257/), è una dimostrazione di questo fatto. Purtroppo, la scelta della licenza predatoria AOL (conosciuta anche con il termine marketing di “permissiva”) rende la riunificazione assolutamente impossibile.

  2. giuseppeandrioli

    “ho creduto che la comunità potesse riunirsi o almeno cercare il modo di collaborare sullo stesso repository di codice. Da due fondazioni indipendenti che sviluppano e promuovono software libero razionalmente questo mi sarei aspettato”…fondamentale!!

  3. Matteo Cavalleri

    “La realtà è che Apache Open Office è gestito da una fondazione indipendente”

    Avrei più di un dubbio al riguardo: il presidente di Apache Foundation è Ross Gardler, un dipendente di Microsoft:
    http://www.linkedin.com/in/rossgardler?trk=pub-pbmap
    Uno dei VP, nonché ex presidente, è Gianugo Rabellino, anch’egli dipendente di Microsoft. Un’ altro ex presidente, Jim Jagielski, lasciato l’incarico è diventato manager alla Codeplex, guidata da Microsoft.

    Leggendo la lista dei partner di Apache presente nell’articolo stesso:
    http://www.apache.org/foundation/thanks.html
    Si nota come proprio Microsoft è un Platinum Sponsor di Apache Software Foundation.

    Come può OpenOffice essere un progetto libero quando ai suoi vertici vi è l’azienda che crea il suo diretto concorrente Office e il cui (ex)CEO ha definito l’open source un cancro?

  4. Paolo Storti

    Leggendo questa replica mi è suonato con campanello… Robert Weir l’ho già sentito nominare… una veloce ricerca su google e ho trovato questo link:
    http://www.italovignoli.org/2013/06/some-food-for-thought/

    Di fatto citare come fonte per evidenziare le differenze tra AOO e LibreOffice un dipendente IBM notoriamente schierato (e aggiungo coerentemente data l’azienda che gli paga lo stipendio) è quantomeno scorretto.
    Se vogliamo vedere la differenza di vivacità dei due codici io farei riferimento a dati più oggettivi come quelli di:
    http://www.ohloh.net/p/libreoffice
    http://www.ohloh.net/p/openoffice

    My 2 cents

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