Lettera Aperta al Sindaco di Trieste

Signor Sindaco Cosolini,

Abbiamo letto sui giornali la notizia relativa all’adozione di software libero nel Comune di Trieste. Siamo felici, perché ogni pubblica amministrazione che passa al software libero rappresenta una vittoria della comunità dei cittadini.

Ci sembra un’ottima occasione per informarla che negli ultimi due anni la maggioranza delle pubbliche amministrazioni in Italia, e la totalità in Europa, che hanno deciso di andare verso il software libero, ha scelto LibreOffice, la suite libera per ufficio – erede di OpenOffice.org – che rappresenta il sogno di indipendenza della comunità degli sviluppatori e dei volontari, con un nome che sottolinea il concetto di libertà.

In Italia, si parla del Progetto LibreUmbria, ma sono passate a LibreOffice anche le Province di Bolzano, Cremona, Macerata e Milano; i Comuni di Este, Genova, Padova, Piacenza, San Benedetto del Tronto, Scandiano, Spotorno e Todi; i Comuni dell’Alto Adige, e l’azienda sanitaria locale di Bolzano.

In Europa, il Governo Francese con 15 Ministeri (e 500.000 utenti), la Regione di Valencia in Spagna (con 120.000 utenti), il Ministero della Difesa in Olanda (con 45.000 utenti), il sistema degli Ospedali di Copenhagen (con 25.000 utenti), e il Comune di Monaco di Baviera (con 15.000 utenti).

Questo, per parlare solo dei progetti di maggiori dimensioni.

Tra l’altro, in alcuni casi, a partire dal Governo Francese e dal Comune di Monaco di Baviera, il passaggio era avvenuto da Microsoft Office a OpenOffice.org. Poi la naturale transizione a LibreOffice, insieme alla comunità e alla maggioranza degli sviluppatori e degli altri volontari.

Osservando da vicino il progetto LibreOffice è facile capire come questo parta dall’entusiasmante storia di OpenOffice.org – il progetto da cui provengono tutti i fondatori – per costruire un futuro indipendente, in cui l’evoluzione non avviene in base alle strategie commerciali di un’azienda ma in funzione delle esigenze di tutti gli utenti.

Negli ultimi 12 mesi sul codice di LibreOffice hanno lavorato circa 320 sviluppatori, che hanno apportato oltre 26.000 modifiche. Numeri più grandi di un ordine di grandezza rispetto a quelli di qualsiasi altra suite libera per ufficio, che si traducono in prestazioni migliori, in un maggior numero di funzioni e in una migliore interoperabilità in ambiente Windows.

Ovvero, una migliore compatibilità con i formati di Office (e la possibilità di scrivere, oltre che leggere, i formati di Office 2007, 2010 e 2013), prestazioni più avanzate per Writer, e una maggiore velocità per Calc, per citare solo le prime differenze.

Il passaggio a LibreOffice – come hanno sperimentato il Governo Francese e il Comune di Monaco di Baviera – è completamente indolore, visto che tutte le suite che derivano da OpenOffice.org condividono l’interfaccia e il formato standard dei documenti. E offre un ulteriore vantaggio economico per la migliore compatibilità con i documenti Office e per la possibilità di programmare gli aggiornamenti.

Inoltre, la comunità LibreItalia – che in poco più di un anno ha superato i 2.200 membri – offre opportunità di condivisione delle conoscenze su LibreOffice, e di supporto sia gratuito sia a pagamento (certificato, e con opzioni di aggiornamento incrementale che non sono disponibili per nessun’altra suite libera per ufficio), che rappresentano un ulteriore vantaggio per le pubbliche amministrazioni.

La invitiamo a scoprire questa realtà visitando la comunità LibreItalia su G+ (http://tinyurl.com/g-libreitalia), ma soprattutto il sito del progetto LibreUmbria (http://www.libreumbria.it) dove potrà trovare la storia di una migrazione di grande successo basata su LibreOffice.

Oppure ci può contattare direttamente, scrivendo all’indirizzo info@libreitalia.it. Saremo felici di incontrarla.

Cordiali saluti.

Giordano Alborghetti, Gianluca Antonello, Giuseppe Santo Barile, Tommaso Bartalena, Gianni Bassini, Andrea Bonani, Andrea Cannizzaro, Ercole Carpanetto, Milo Casagrande, Matteo Casalin, Andrea Castellani, Matteo Cavalleri, Cristian Consonni, Luca Daghino, Giancarlo De Gregorio, Andrea De Lorenzi, Paolo Dongilli, Tarin Gamberini, Enio Gemmo, Federico Lanzalotta, Marina Latini, Diego Maniacco, Francesco Marinucci, Paolo Mauri, Marco Menardi, Sonia Montegiove, Valter Mura, Elisabetta Nanni, Riccardo Padovani, Rinaldo Graciotti, Giorgio Palombini, Alfredo Parisi, Costantino Pessano, Gabriele Ponzo, Luca Raffaelli, Michele Ras, Domingo Sacristan, Valentino Stampone, Andrea Trentini, Paolo Vecchi, Roberto Venco, Italo Vignoli, Giuseppe Vizziello

Associazione Govonis, Associazione LILIS – Laboratorio per l’Informatica Libera Sannita, AVi LUG Alto Vicentino Linux User Group, Comunità Italiana Ubuntu, Java User Group Padova, ODV GLugTo GNU/Linux User Group Torino, PaduGLUG – Paduli GNU/Linux User Group, Terni GNU/LUG Linux User Group

Comments
  1. Lo Staff di Opensipa

    Prima di tutto complimenti al Comune di Trieste ma secondo molti operatori ced della PA è veramente impossibile utilizzare solamente Libreoffice e Openoffice nella Pubblica Amministrazione se il Governo non obbliga le software house ad utilizzare SOLAMENTE i file aperti e non quelli proprietari perchè allo stato attuale molte di loro garantiscono la compatibilità con delle personalizzazioni per l’Ente richiedente e con dei costi insostenibili da supportare.

    Cosa si può fare, cosa deve fare il Governo per far rispettare le norme alle software house?

    La soluzione sarebbe quella che il Governo, oltre a dettare le linee guida, debba anche certificare i software sviluppati per la PA per l’interoperabilità dei sistemi e il rispetto delle normative vigenti, ricordiamoci che non devono essere gli Enti Pubblici ad adattarsi ai più disparati software, ma le software house.

    Se così fosse gli Enti non sprecherebbero tempo per cercare le soluzioni migliori o solo quelle che rispettano le normative, così facendo, le Software house sarebbero costrette a diminuire i prezzi in regime di concorrenza vera.

    Fonte: http://www.opensipa.it/notizie/impossibile-utilizzare-solamente-libreoffice-o-openoffice-nella-pa-se