Regione Emilia Romagna: la migrazione perduta

RETTIFICA PUBBLICATA IN DATA 8 NOVEMBRE 2013

Negli ultimi due giorni, ho ricevuto una serie di telefonate e di messaggi relativi all’annuncio della migrazione ad Apache OpenOffice della Regione Emilia Romagna, che mi chiedevano il perché di una scelta totalmente controcorrente rispetto al resto del mondo.

Infatti, quella della Regione Emilia Romagna è la prima migrazione in assoluto ad Apache OpenOffice dall’inizio del 2012, dopo che il Governo Francese ha migrato 500.000 personal computer, la Regione di Valencia in Spagna 120.000, la città di Monaco di Baviera 15.000, e in Italia la Provincia di Perugia 1.000 e la Provincia di Macerata 500, e diverse strutture della Provincia di Bolzano almeno 3.000, tutti a LibreOffice , e tutti dopo un’attenta valutazione comparativa nei confronti di Apache OpenOffice.

E questi sono solo i primi nomi che mi sono venuti in mente, ma ce ne sarebbero molti altri, come gli Ospedali di Copenhagen con 25.000 personal computer, le città di Limerick e Galway in Irlanda, di Las Palmas in Spagna, di Vieira do Minho in Portogallo, di Pilea Hortiatis in Grecia, di Largo in Florida, oltre allo Stato del Rio Grande del Sud in Brasile e a diversi enti governativi e non in Brasile, Germania, Olanda e Spagna. E mi fermo qui.

Quindi, ho cercato di risalire alle motivazioni di una decisione apparentemente inspiegabile, vista la superiorità di LibreOffice rispetto ad Apache OpenOffice. Superiorità che non viene dimostrata solo dal numero delle migrazioni – quand’anche la Regione Emilia Romagna non cambiasse idea, scegliendo il prodotto migliore, il numero dei PC migrati ad Apache OpenOffice negli ultimi anni rimarrebbe di soli 6.000, contro oltre un milione migrati a LibreOffice – ma anche da tutti i numeri, a partire da quello degli sviluppatori per arrivare a quello delle funzionalità.

Facendo una rapida ricerca, ho trovato questa pagina relativa a un incontro organizzato a Bologna l’11 aprile 2013, in cui diversi esponenti degli enti pubblici della Regione Emilia Romagna hanno ascoltato dalla viva voce di Davide Dozza – uno dei personaggi più ostili a TDF e a LibreOffice, e più favorevoli a IBM e quindi ad Apache OpenOffice – una serie di falsità su LibreOffice che meritano un chiarimento.

Davide Dozza ha anche la faccia tosta di definirmi, con un sorrisetto ironico, “una brava persona, ma un uomo di marketing” (e quindi, tra le righe, un bugiardo), proprio mentre sciorina le sue falsità. Complimenti, davvero, questa fa il paio con la difesa di coloro che hanno ritenuto opportuno insultarmi all’epoca del fork – in modo piuttosto pesante – per il fatto di far parte del gruppo dei fondatori di The Document Foundation e LibreOffice.

Veniamo al dunque: nella pagina si trovano la registrazione video dell’evento, e due documenti che – fortunatamente – permettono di evitare la visione dello stesso in quanto sintetizzano tutte le falsità (una è contenuta nel file ODT, tutte le altre nel file PDF), che vale la pena di smontare una per una.

1. LibreOffice rispecchia gli interessi di una serie di aziende

FALSO. LibreOffice rispecchia gli interessi della comunità. Lo statuto di The Document Foundation è chiarissimo in proposito, in quanto tutti gli organismi decisionali sono costituiti da membri della fondazione che rappresentano se stessi (per diventare membri è necessario contribuire, e una volta membri si può eleggere ed essere eletti) e non le aziende di cui sono eventualmente dipendenti. Peraltro, per evitare che a qualcuno venga la tentazione di rappresentare gli interessi dell’azienda di cui è dipendente e non quelli della comunità, esiste uno sbarramento per cui all’interno di ognuno di questi organismi – Board of Directors, Membership Committee ed Engineering Steering Committee – non ci possono essere più del 30% dei membri che appartengono alla stessa azienda, ente od organizzazione (anche not for profit).

Confronto

2. LibreOffice non integra il codice IBM sull’accessibilità per problemi di licenza

FALSO. La Apache License usata da OpenOffice permette agli sviluppatori di LibreOffice di integrare tutte le nuove funzionalità di AOO, mentre la licenza LGPLv3/MPL di LibreOffice non consente ad Apache – o meglio, a IBM – di integrare le nuove funzionalità di LibreOffice (che rimangono esclusive). Un’ingiustizia? No, una scelta completamente sbagliata di IBM, che ha voluto una licenza predatoria per poter disporre a proprio piacimento del software sviluppato dai volontari, e si è tradotta da una parte nella quasi totale assenza di sviluppatori volontari nel progetto Apache OpenOffice e dall’altra in una “cronica” arretratezza di Apache OpenOffice nei confronti di LibreOffice. La tabella qui sopra mostra la situazione verso la metà del 2012 (le funzionalità che all’epoca erano proprie solo di AOO sono state poi integrate da LibreOffice, così com’è avvenuto per tutte le altre che sono arrivate con la versione 4.0). Nel caso dell’accessibilità, tra l’altro, la nuova tecnologia delle finestre di dialogo adottata da LibreOffice rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto ad Apache OpenOffice.

3. La versione cloud di LibreOffice non esiste

FALSO. La versione cloud di LibreOffice esiste, ma è stata sempre descritta come base di partenza per uno sviluppo finanziato da un’azienda oppure un ente (o si pensa che gli sviluppatori volontari possano mangiare porzioni di codice in luogo delle più tradizionali bistecche?). Lo stesso vale per la versione Android. Invece, tutti vorrebbero la botte piena e la moglie ubriaca, ovvero un software libero perfettamente funzionante senza spendere nemmeno un centesimo. Purtroppo, questo non è possibile.

4. Gli aggiornamenti centralizzati e incrementali non esistono

FALSO. Gli aggiornamenti centralizzati e incrementali di LibreOffice per Windows esistono (sono file MSP, che possono essere installati attraverso Group Policy), ma non sono gratuiti (perché la manutenzione di un pacchetto ottimizzato per Windows richiede investimenti e risorse specifici, che hanno un costo). Peraltro, il prezzo unitario è particolarmente accessibile, e scende con l’aumentare del numero dei personal computer.

5. LibreOffice deriva da Go-OO

DOPPIAMENTE FALSO. LibreOffice 3.3 era basato sul codice sorgente di OpenOffice 3.3, con l’aggiunta di alcune parti di codice che facevano parte di Go-OO perché Sun aveva rifiutato di integrarle all’interno di OOo 3.0. Ma non basta, perché LibreOffice 4.0 è basato sul codice sorgente di Apache OpenOffice 3.4.1, visto che la Apache License consente la modifica della licenza e quindi ha permesso a TDF di passare dalla licenza permissiva a quella copyleft. LibreOffice non è MAI stato basato sul codice di Go-OO.

6. La frequenza delle nuove versioni di LibreOffice è un problema per gli utenti

FALSO. The Document Foundation suggerisce l’utilizzo di una versione più collaudata di LibreOffice rispetto a quella più recente (che potrebbe contenere bug e regressioni, così come TUTTE le ultime versioni dei software, compreso Apache OpenOffice 4.0), ma non certo l’installazione di tutte le nuove versioni. La frequenza dei rilasci mensili, infatti, ha lo scopo di motivare gli sviluppatori volontari, che vedono il loro lavoro immediatamente riflesso nella versione disponibile sul mercato, e non certo quello di provocare problemi agli utenti con aggiornamenti troppo frequenti. Chi fa affermazioni di questo tipo dimostra non solo malafede, ma anche scarsissima competenza nell’area del software (e delle migrazioni).

7. Il Comune di Parigi è migrato a LibreOffice perché ha gli sviluppatori in casa

DOPPIAMENTE FALSO. Il Comune di Parigi non è migrato a LibreOffice (ma lo farà). Il Governo Francese è migrato a LibreOffice da OpenOffice.org su 500.000 personal computer, dopo aver effettuato un’attenta valutazione nei confronti di Apache OpenOffice, e non ha nessuno sviluppatore al proprio interno ma una struttura che effettua la certificazione di una versione stabile di LibreOffice ogni sei mesi. Versione che viene installata sulla metà dei PC, che vengono quindi aggiornati una volta all’anno. Aggiungerei che TDF e LibreOffice vengono indicati come scelte strategiche del Governo Francese, al punto che quest’ultimo ha deciso di entrare nell’Advisory Board di The Document Foundation (pagando il relativo fee di ammissione).

8. Apache OpenOffice è “coperto” da IBM

FALSO, o meglio – purtroppo – VERO, perché la realtà è che Apache OpenOffice è un progetto IBM sotto le mentite spoglie di un progetto indipendente. Provate a verificare cos’è successo ai voti espressi dai membri indipendenti della comunità in occasione della votazione per il nome del prodotto, che IBM aveva deciso avrebbe dovuto essere Apache OpenOffice (senza .org). Ebbene, quando la maggioranza dei membri della comunità si era espressa a favore di Apache OpenOffice.org, è arrivato il voto di un numero di dipendenti IBM sufficiente a modificare il risultato. Verificare per credere. Questo non sarebbe mai successo all’interno di The Document Foundation, per la regola del 30% che ho illustrato in precedenza.

Confronto fra le due comunità di sviluppatori

Concludo con un rapido confronto tra le due comunità di sviluppatori, perché questo è un aspetto che viene puntualmente omesso da tutti i sostenitori di Apache OpenOffice in quanto fornisce una misura chiara e inequivocabile della superiorità di LibreOffice (e del fatto che le falsità sono di casa all’interno del progetto IBM).

Tutti i dati provengono da Ohloh, un progetto di BlackDuck Software che analizza e confronta l’attività di sviluppo all’interno dei progetti di software libero, attingendo direttamente ai repository (che nel caso di LibreOffice sono basati su GIT e in quello di Apache OpenOffice su Subversion). Quindi, sono dati indipendenti, che possono essere verificati facilmente.

Cominciamo da due schermate del sito Ohloh, che confrontano alcuni dati dei due progetti:

openoffice

Apache OpenOffice ha 14.501 commit da parte di 115 sviluppatori, per un totale di 23.087.761 righe di codice sorgente (che utilizza per il 48% il linguaggio C++ e per il 31% il linguaggio HTML).

libreoffice

LibreOffice ha 378.876 commit da parte di 1.121 sviluppatori, per un totale di 7.087.908 righe di codice sorgente (che utilizza per l’82% il linguaggio C++ e per il 6% i linguaggi XML e Java).

La differenza salta subito all’occhio di coloro che hanno maggiore dimestichezza con la tecnologia: LibreOffice ha più sviluppatori e più commit, con meno di un terzo delle righe di codice sorgente (e il 34% in più di righe di codice sorgente scritte in C++). In realtà, quel 31% di codice sorgente di Apache OpenOffice scritto in linguaggio HTML tradisce il fatto che per gonfiare il numero altrimenti esiguo degli sviluppatori IBM ha inserito all’interno del codice sorgente anche il wiki e il sito web, per cui la maggior parte degli hacker è nella realtà costituita da persone che potrebbero al massimo ambire al titolo di webmaster, ma non certo a quello di sviluppatore.

A questo punto, cerchiamo di approfondire il confronto andando a verificare l’andamento mensile degli sviluppatori attivi, e quello dei contributi di codice (depurati, ovviamente, dal numero di coloro che scrivono pagine wiki e web in linguaggio HTML).

sviluppatoriattivi

contributidicodice

Guardando questi grafici – che dimostrano in tutta la sua magnitudo l’errore strategico compiuto da IBM con la creazione del progetto Apache OpenOffice (che nelle intenzioni dell’azienda di Armonk doveva uccidere The Document Foundation e LibreOffice per il reato di “indipendenza” di un progetto di software libero) – credo sia inutile spiegare il motivo per cui tutte le migrazioni dall’inizio del 2012 a ieri siano state a LibreOffice e non ad Apache OpenOffice.

Il confronto diventa ancora più impietoso mostrando il grafico che confronta il numero dei nuovi sviluppatori attratti dai due progetti su base mensile: un numero che dimostra non solo la vitalità della comunità ma la qualità degli sforzi fatti dal gruppo dei vecchi hacker per accogliere i nuovi e integrarli rapidamente nel ciclo di sviluppo.

nuovisviluppatori

Concludo riaffermando, se mai ce ne fosse stato bisogno, che tutte le affermazioni contenute in questo post possono essere verificate, attraverso il sito Joinup dell’Unione Europea, che elenca tutte le migrazioni al software libero, e attraverso Ohloh, che offre i dati sui progetti di software libero. Si tratta in entrambi i casi di siti indipendenti che non hanno nessun tipo di relazione con The Document Foundation e LibreOffice. Siti realizzati da brave persone abituate a dire la verità, così come il sottoscritto.

 

Comments
  1. italovignoli

    Ho il sospetto che non sia al corrente della situazione di “frizione” – per usare un eufemismo – tra The Document Foundation / LibreOffice e Apache OpenOffice, voluta da IBM. Cercherò di farla breve: TDF è stata annunciata il 28 settembre 2010, e nel giro di poche settimane ha raccolto intorno a sé la quasi totalità della comunità OOo con l’eccezione dell’Italia, dove il PLIO – di cui all’epoca ero presidente – si è schierato a favore di OOo prima e di AOO dopo, e continua a esserlo a tre anni di distanza. All’epoca, ho ricevuto critiche e insulti, che sono proseguiti fino al momento in cui ho lasciato il PLIO a gennaio 2011 perché la situazione era diventata insopportabile.
    Nel giugno del 2011, IBM ha “convinto” Oracle – aveva un contratto in essere che scadeva nel 2014, e che le assicurava la disponibilità del codice di OOo senza i vincoli della licenza copyleft – a trasferire il codice di OOo ad Apache Software Foundation, confidando nel fatto che l’accoppiata tra la stessa IBM e ASF avrebbe riaggregato la comunità (e fatto fallire il progetto TDF / LibreOffice).
    Siccome questo non è successo, e – contrariamente a quello che sperava IBM – The Document Foundation e LibreOffice hanno continuato a crescere sotto ogni punto di vista, IBM stessa ha cominciato una campagna su più fronti contro TDF e LibreOffice. In particolare, c’è un dipendente IBM che è dedicato a tempo pieno a gettare fango – attraverso il suo blog e i media online – su TDF e LibreOffice, e altri che sono impegnati a sostenerlo. La cosa è talmente evidente che sui media online ci sono lettori che hanno preso le parti del nostro progetto, perché gli attacchi andavano oltre il ridicolo.
    Quindi, sono assolutamente d’accordo sull’atteggiamento “ecumenico”, ma dopo tre anni di attacchi diretti – personali e non – le assicuro che è molto difficile averlo, soprattutto se questi attacchi sono motivati esclusivamente dal fatto di essere stato uno dei promotori di un progetto di software libero, e per essere il portavoce del progetto stesso. Avrei festeggiato la migrazione ad AbiWord e Gnumeric, oppure a Calligra, ma non posso festeggiare la migrazione ad Apache OpenOffice.

  2. Mario

    Un articolo che trovo francamente deprimente, e tipico del clima di balcanizzazione che troppe volte nel mondo dell’OpenSource ha prodotto più polemiche che risultati. Abbiamo una Regione che decide di dare un segno politico di cambiamento negli investimenti software, molto preciso e molto trasversale. Tuttavia si preferisce polemizzare perchè la scelta non è quella che da molte parti ci si aspettava. Su queste cose il mondo del software proprietario prospera, e getta discredito sul mondo opensource.
    A me, per assurdo, anche se la Regione EMR avesse scelto Gnumeric e Abiword non avrebbe prodotto scandalo, mi avrebbe sorpreso, ma sarebbe comunque stato un cambio di rotta significativo. Per qualcuno invece pare che la libertà di scelta esista solo nel caso in cui si opti per la soluzione che questi preferisce. Occorre cambiare rotta e avere un approccio più ecumenico, pena il vanificare, attraverso inutili querelle, gli sforzi che si stanno compiendo.
    BTW, posso comunque dire che le ultime release di LibreOffice ( che io uso ) hanno grossi problemi con i file *.xlsx dove sono presenti tabelle pivot, mentre OpenOffice li gestisce correttamente. Sicuramente si risolverà, ma al momento il problema esiste e non è banale in un progetto di migrazione.

  3. italovignoli

    Aggiungo due cose a completamento della risposta:
    1. Qualsiasi contributo costruttivo teso a migliorare la qualità di LibreOffice – e dell’ecosistema – è benvenuto, ma lo sarebbe ancora di più se il latore seguisse i processi interni della comunità (meritocrazia: se fai vieni ascoltato, se non fai è più difficile che venga ascoltato). Quindi, una critica che arriva da qualcuno che si occupa di QA viene considerata più di quella del passante occasionale.
    2. Davide Dozza è stato il mio “deputy” (supplente) durante tutto il periodo in cui sono stato membro dello Steering Committee, da settembre 2010 a novembre 2011, e non solo non mi ha mai sostituito quando non potevo partecipare a una riunione (che avviene in teleconferenza) ma non è mai intervenuto in nessuna delle discussioni pur essendo iscritto alla mailing list privata in cui venivano esaminate e poi prese tutte le decisioni. Ovviamente, il primo errore è stato mio perché avrei dovuto immaginare quello che sarebbe successo (i miei capelli bianchi sarebbero dovuti intervenire nella decisione), ma speravo – stupidamente – che l’opportunità di partecipare in modo costruttivo avrebbe stimolato il suo contributo.
    Come tutti i lettori possono immaginare, non sono il solo a ricordare questi fatti, che sono scolpiti nella memoria di tutti i fondatori.

  4. italovignoli

    Cercherò di rispondere punto per punto, ma prima vorrei ribadire un principio che probabilmente è passato in secondo piano rispetto al problema principale, che è quello del trasferimento di informazioni inesatte a chi doveva prendere una decisione strategica come quella della migrazione da software proprietario a software open source. La Regione Emilia Romagna ha il sacrosanto diritto di decidere in totale autonomia, privilegiando AOO se – dopo un’attenta valutazione, effettuata dopo aver interpellato gli esponenti di tutti i progetti, oppure un esponente indipendente da tutti i progetti (cosa più difficile, ma teoricamente possibile) – ritiene che questo sia più adatto alle proprie esigenze. Il Governo Francese ha fatto questo: ha interpellato TDF e ASF, ha messo a confronto LibreOffice e AOO su un certo numero di PC, e poi ha deciso a favore di LibreOffice (ma avrebbe potuto decidere a favore di AOO e nessuno, a questo punto, avrebbe potuto sollevare obiezioni). Qui è avvenuto il contrario, ovvero è stato consultato un esponente esterno di AOO (di Davide Dozza non c’è traccia né nelle mailing list TDF né in quelle ASF, ma ci sono ampie evidenze della sua posizione favorevole ad AOO e contraria a LibreOffice), che non ha espresso in modo trasparente questa sua posizione e ha dato giudizi – ovviamente negativi, basati su affermazioni inesatte – su LibreOffice. La mia risposta evidentemente polemica è dovuta a questo fatto, riconducibile – peraltro – al comportamento di altre persone all’interno del progetto AOO (tra cui due dipendenti IBM).
    E adesso veniamo alle risposte.
    ACCESSIBILITA’
    Le nightly build di LibreOffice 4.2 integrano il codice di accessibilità scritto da IBM per Symphony, in quanto una volta che questo viene integrato in una qualsiasi versione di AOO deve essere rilasciato con AL, e quindi può essere integrato da LibreOffice. Si tratta però di versioni precedenti al code freeze e quindi ancora inutilizzabili al di fuori del gruppo degli sviluppatori.
    Investire nello sviluppo del codice di accessibilità, sapendo che può essere fatta questa integrazione, non avrebbe senso.
    Concordo sul fatto che le pubbliche amministrazioni non dovrebbero nemmeno considerare LibreOffice e AOO per le workstation dei dipendenti affetti da problemi di accessibilità allo strumento informatico. Peraltro, si sta parlando di un codice che IBM aveva “promesso” nel 2006, e arriva solamente nel 2014.
    CLOUD
    L’annuncio della versione cloud di LibreOffice diceva chiaramente che si trattava di un’alfa messa a disposizione delle organizzazioni che intendevano investire nello sviluppo, e non di una versione funzionante. Quindi, non c’è, ma nessuno ha mai detto che c’era.
    AGGIORNAMENTI INCREMENTALI
    Esistono, e quindi l’affermazione che non esistono è inesatta (probabilmente, a causa di mancanza di informazione). Questo conferma il fatto che Davide Dozza non avrebbe dovuto parlare di LibreOffice, ma suggerire un contatto con il sottoscritto (o con un altro membro del progetto LibreOffice).
    FREQUENZA
    La frequenza può essere fastidiosa, ma è ampiamente giustificata dal fatto che questa frequenza motiva gli sviluppatori volontari a contribuire, perché i loro contributi vengono rapidamente inseriti nel software. LibreOffice ha un numero di sviluppatori su base mensile che varia da 80 a 110, più della metà dei quali rientra in questo profilo. Quindi, sarebbe stato più corretto dare una spiegazione completa, che normalmente – e posso citare almeno mezza dozzina di persone solo in Italia – viene accettata senza problemi. Infatti, è meglio “sopportare” gli aggiornamenti che non avere sviluppatori, perché la mancanza degli sviluppatori si traduce in arretratezza del software.
    MAJOR RELEASE
    Qui il discorso sarebbe lungo, per cui cercherò di sintetizzarlo. LibreOffice ha ereditato da OOo l’assenza di un’infrastruttura automatizzata di test che è stata realizzata nel corso del tempo (e continua a mancare ad AOO) con Gerrit per la gestione dei contributi, 17 Tinderbox per la compilazione quotidiana e la verifica della qualità dei contributi, una batteria di 120 test su tutti i build che superano la compilazione, che hanno progressivamente migliorato la qualità del prodotto. Suggerisco, tanto per avere un’idea di quello che dico, di fare un confronto tra LO 4.1 e AOO 4.0, che sono usciti a distanza di due giorni. Qual era il migliore sotto il profilo della qualità? Teniamo presente che noi scriviamo in modo esplicito che le aziende devono installare la versione più collaudata, per cui diamo un’informazione corretta e trasparente.

  5. Piero

    Grazie per l’articolo e le inoppugnabili argomentazioni a favore di LibreOffice. Della bontà del progetto me ne ero accorto da un pezzo, dispiace che una Regione all’avanguardia come l’Emilia Romagna non sia stata in grado di prendere una decisione più accorta. Speriamo ci sia un ravvedimento, se non altro per rimanere al passo con il resto del mondo delle amministrazioni pubbliche, come ha già fatto notare qualcuno.

  6. Bruno

    Buongiorno, volevo utilizzare questo spazio per fare qualche osservazione a Italo Vignoli, perché trovo alcuni dei suoi giudizi fortemente sbagliati.

    Premetto due cose:
    1) Utilizzo Libreoffice e non Openoffice
    2) ritengo però al contempo che oltre a rispondere per le rime alle critiche sarebbe utile analizzarle per scoprire i propri punti deboli.

    Analizziamo per punti su cui ho osservazioni da fare
    2) In realtà Dozza ha debbo una bugia, AOOO non utilizza le tecnologie per l’accessibilità di IBM, ma ha solo iniziato ad implementarle per il futuro, lo sviluppo è seguito da una sola persona.
    Al tempo stesso la questione delle licenze per ora porta al fatto che mentre AOO ha una versione sperimentale con queste funzioni, LO non ce l’ha basandosi su un supporto tarmiet Java scadente. Ora sul piano dle principio questo sarebbe un requisito per cui una Pubblica Amministrazione dovrebbe scartare questi programmi, quindi divrebeb essere strategico, ma ho visto che in LO c’è pochissima vivacità sul tema.

    3) Quindi di fatto non mi sembra che un Cloud LO funzionale non esista

    4) Quindi i pacchettti incrementali ci sono apgando una licenza, niente di scandaloso, ma comunque non è coletamente falsa la critica. Credo anche che per i responsabiliti IT di un ente questa, o meglio ancora un aggiornamento “silent”, sia una carenza grave

    6-7) La frequenza degli aggiornamenti può essere fastidiosa per i responsabili IT, poi risolvibile in parte con la disabilitazione del controllo periodico degli aggiornamenti, però la frequenza degli aggiornamenti è eccessiva, con i responsabiliti IT che rischiano di diversi gestire n versioni diverse instalalte sui Computer.

    Aggiungo che secondo me è deleteria (ereditata da KDE ad esempio) la politica di rilasciare Major release dichiarandole sperimentali.
    In un mondo che semplifica la vita degli utenti, un software considerato non maturo è in Beta, ed una Major Release è da installare senza aspettare la versione .4 o .5
    Questo provoca difficoltà nel distinguere un software stabile da uno sperimentale.

  7. Tommy

    mi viene da pensare che qualcuno di AOO avesse delle buone “maniglie” per farsi aprire le porte della regione….

  8. italovignoli

    Ovviamente, e dirò di più: l’annuncio fatto subito dopo la LibreOffice Conference è stato pianificato ad arte per riportare un po’ di attenzione su AOO, visto che la visibilità cominciava a diminuire in conseguenza del fatto che tutte le migrazioni sono a LibreOffice. Ovviamente, questo non cambia una situazione ormai decisamente favorevole a LibreOffice. Non è certo la sola migrazione della Regione Emilia Romagna a modificare un processo inarrestabile.

  9. Tommy

    una curiosità… l’investitura di AOO da parte della Regione Emilia Romagna è stata annunciata all’improvviso a cose già fatte e anche TDF e LibO se ne sono accorti solo a “babbo morto” ?

  10. italovignoli

    Come ho già scritto nel precedente commento, sono certo che tutte le persone all’interno degli enti pubblici abbiano agito in perfetta buona fede. Il problema non è il passaggio ad Apache OpenOffice, che può tranquillamente sostituire MS Office 2003, ma tutto quello che c’è dietro, ovvero una multinazionale che vuole portare nel mondo del software libero il concetto di “divide et impera” (per manifesta incompetenza, come nel caso di Sun). Quello che mi sconvolge è che la storia non insegna, e il fallimento del progetto OpenOffice provocato dall’incapacità da parte di Sun di sviluppare un modello di business viene riprodotto in modo quasi speculare da Apache OpenOffice.

  11. Fabio

    Ciao a tutti, lavoro in RER (in un settore che con l’informatica non c’entra nulla) e vorrei dire un paio di cose in proposito.
    1) Capisco la rabbia di Italo Vignoli che ha sentito raccontare tutta una serie di falsità su LO e TDF, ma a Sergio, che dice “purtroppo x chi non lo sa chi governa la regione è stato bellamente invitato dietro prebende, nascoste da donazioni regalie ecc ecc a prendere la decisione peggiore” rispondo: conosci il signore (io no, ad esempio) che ha preso questa decisione e sai che è un disonesto? Hai prove a riguardo? O te l’ha detto tuo cuggino? E’ senz’altro possibile che la decisione presa sia sbagliata, io per primo da utente di LO non l’ho capita e quando chiesi ad un collega mi disse che era perché tutto sommato AOO era già usato dal Comune di Bologna da qualche anno. Non m’era sembrata lo stesso una gran genialata ma poteva anche avere un senso, si accomunano le esperienze e si collabora tra enti, perché no? Ma da qui ad accusare persone che non conosci di essersi fatte corrompere ce ne passa. Forse tu al suo posto lo avresti fatto…
    2) Passando a cose più costruttive, a questo punto speriamo che la decisione presa non sia talmente sbagliata da causare un ritorno a M$ Office (ma dubito che AOO sia peggio dell’Office 2003 che usiamo adesso e che in fondo è sufficiente per le nostre esigenze più comuni, che ne dite?). In fondo, una volta che odf è divenuto lo standard , un passaggio a LO tra qualche anno non dovrebbe essere poi così traumatico.
    Ciao

  12. italovignoli

    Credo che questo signore abbia agito in perfetta buona fede, e non abbia considerato che Davide Dozza non è più membro di The Document Foundation da settembre 2012. Nella realtà, Davide Dozza è stato una delle colonne portanti del progetto OOo fino alla conferenza di Orvieto del 2009, che ha organizzato insieme ad alcuni volontari del PLIO.

  13. dino

    comunque pur dispiaciuto non mi preoccuperei più di tanto: è solo questione di tempo e di formati dei documenti. quando si accorgeranno di essere “soli” o cercheranno una soluzione su un forum e gli aiuti verranno da chi usa libreoffice cambieranno idea… e il passaggio sarà indolore!

  14. cerash

    Beh, guardiamo il lato positivo… l’emilia si è presa un palo uguale o forse più piccolo di prima che aveva office, ma almeno lo standard .odf continua a propagarsi…

  15. lorenzo s.

    Allora il problema non è tanto Davide Dozza che per campare deve tirare acqua al suo mulino, il problema riguarda CHI HA ORGANIZZATO L’EVENTO: VOGLIO SAPERE NOME E COGNOME PER DIRGLIENE QUATTRO!!!!

  16. sergio

    purtroppo x chi non lo sa chi governa la regione è stato bellamente invitato dietro prebende, nascoste da donazioni regalie ecc ecc a prendere la decisione peggiore , ma non dovete stupirvi , davvero non vedete come ci governano?
    addirittura ci fanno ammalare e non ci danno le cure per guarire ma le medicine per rimanere in cura a vita ecc ecc funziona tutto così e adesso con l’europa unita ci controlleranno in 10 , pensate 10 persone che decidono per tutta l’europa , pardon che guadagnano su tutta l’europa , l’ultima legge votata permette a pochi eletti di decidere a chi dare il denaro versato dagli stati per aiutare chi è in difficoltà, comprese aziende e banche private e sottolinea che nessuno può controllare il loro operato
    aoo è solo la punta di quello che succede realmente provate ad indagare solo sul web sti impuniti sono sucuri e non nascondono niente
    ciao

  17. Federico Biasiolo

    Complimenti davvero per l’articolo, hai spiegato con tutte le argomentazioni necessarie, e fa onore a te e alla TDF.
    Spero davvero che la scelta possa essere rivista a favore di chi veramente meritava di essere scelto.

  18. italovignoli

    Il problema è le opinioni su LibreOffice non sono state fornite dagli attuali membri del progetto, che sono aggiornati sulla sua evoluzione. Quindi, hanno sbagliato quelli che non hanno invitato al confronto gli esponenti di The Document Foundation, anche se lo hanno fatto in buona fede.

  19. pippo

    Spero di aver capito male. Hanno organizzato un confronto tra OO e LO facendo parlare solo quelli favorevoli a OO?

  20. giuseppeandrioli

    alla luce di qs dati rimane ancora più inspiegabile la migrazione della regione ER ad apache oo