Un anno di LibreDifesa

COE_2010Era il 23 giugno di un anno fa quando per la prima volta, con Andrea Castellani e Italo Vignoli, ci siamo messi in viaggio verso Roma per raggiungere la Cecchignola e incontrare il generale Sileo e i suoi collaboratori. Il motivo dell’incontro? Individuare possibili forme di collaborazione con LibreItalia rispetto al progetto di migrazione della Difesa che quel giorno abbiamo saputo avrebbe coinvolto da qui al 2020 oltre 120mila desktop. L’incontro di quel caldo 23 giugno lo avevamo organizzato in tempi record dopo una prima email del generale Sileo, arrivata il 15 giugno, in cui mi si chiedeva un contatto “per approfondire alcune tematiche legate all’implementazione di LibreOffice”.

Adesso, a distanza di un anno, credo di poter scrivere cosa abbia pensato la prima volta che ho letto quell’email (e aver avuto conferma dopo la telefonata con il generale che non fossi finita su una nuova edizione di Scherzi a parte): “questa è l’occasione“. L’occasione con la O maiuscola, quella che farebbe capire alle Pubbliche Amministrazioni italiane che la migrazione è possibile. L’occasione per mettere in pratica l’impegno che come associazione ci siamo presi fin dalla sua costituzione: aiutare le PA ad affrontare nel modo giusto i progetti di migrazione, a non sbagliare e soprattutto a non sentirsi sole. L’occasione per metterci alla prova e capire quanto l’entusiasmo si possa trasformare in atti concreti, che richiedono sacrificio e un pizzico di coraggio. L’occasione giusta per fare qualcosa di grande: aiutare il progetto di migrazione a software libero più grande d’Italia. L’occasione per dimostrare che anche la società civile può avere un ruolo importante in un progetto così grande. L’occasione per dare vita in Italia ad un progetto che altri Paesi guarderanno con interesse.

A distanza di un anno posso affermare che LibreDifesa era davvero tutto questo. Ma era anche molto di più perché è stata l’occasione per lavorare con persone eccezionali capitanate da un grande comandante (senza virgolette, visto il contesto). Era l’occasione per fare squadra e sentirsi parte di una squadra di persone competenti ed entusiaste. Era l’occasione per stringere rapporti di “vicinanza” e di comunione di valori che emergono con forza ogni volta che ci incontriamo e ogni volta che abbiamo bisogno di un sostegno per una iniziativa e sappiamo che questo non mancherà mai. Era l’occasione per vedere un’altra PA, una buona PA che sa risparmiare per reinvestire, che sa gestire un progetto complesso come può essere quello della migrazione a software libero, che sa fare community nella community, che sposa i valori del software libero e li applica ridisegnando i processi interni. Era l’occasione per avere più che dare, per imparare più che insegnare, per ascoltare più che spiegare.

DSCN0271E quando ancora oggi qualcuno chiede: ma chi ve l’ha fatto fare? io vorrei riuscire a condividere anche solo un pizzico delle soddisfazioni che questo progetto ci ha portato in questi dodici mesi. In un momento di stanchezza dovuto al grande impegno che il progetto ci ha richiesto avevamo pensato di fare un bilancio di quanto ci fosse costato in termini di giornate uomo dedicate alla formazione, alla organizzazione dei seminari, alla individuazione di soluzioni, alla preparazione di materiali utili a LibreDifesa. Ma ci abbiamo rinunciato. Perché avremmo messo a bilancio solo i costi che non abbiamo sostenuto visto che ogni volontario ha rinunciato a chiedere i rimborsi spese anche dei viaggi e delle notti in albergo (e non ha certo contabilizzato ore di lavoro). Nel bilancio non saremmo riusciti ad inserire il meglio di questo progetto che non ha certo portato in cassa nulla, ma LibreItalia non è una impresa e non dobbiamo certo puntare al “fare cassa” quanto piuttosto al “fare casa”.

Credo che ognuno di noi rifarebbe ciò che ha fatto mille volte. Ogni ora passata a discutere come fare, a cercare soluzioni da condividere, a parlare e confrontarsi per capire come risolvere al meglio un problema che avrebbe potuto ostacolare il progetto, a scrivere articoli per supportare la comunicazione, a parlare del progetto in ogni evento e in ogni contesto, a scomodare amici e conoscenti per supportare, dare una mano, entrare in questo gruppo di “apparentemente folli” che mettono a disposizione ciò che di meglio hanno a favore degli altri. Senza volere nulla di materiale in cambio.

Penso di aver fatto una cosa buona rispondendo il secondo dopo al generale Sileo quel 15 giugno del 2015. Penso di aver fatto una cosa buona nell’aver provato a organizzare “la macchina” LibreItalia a favore di questo progetto. Penso di aver fatto una cosa buona nel provare a trasferire quell’entusiasmo che mi prende in modo incontrollabile ogni volta che ho la possibilità di fare qualcosa in cui credo davvero. In LibreDifesa ci abbiamo creduto dal primo momento. Ci ho creduto io e ci hanno creduto tutti quelli che ho contattato e che mi hanno detto sì alla prima richiesta di “Mi aiuti a?”. E’ passato un anno e siamo a oltre 6mila postazioni migrate e una “macchina” avviata e in grado di andare ormai da sola. Libreitalia ha dato una spinta, quella che il 23 giugno di un anno fa serviva a far partire il motore. Adesso non possiamo che guardare soddisfatti il percorso che questa macchina farà. E se possibile lo faremo viaggiando a fianco, pronti a intervenire ogni volta che ce ne sarà bisogno. Se poi in questo viaggio riusciremo a trasformare questa macchina in un pullman e a far salire qualche altra Pubblica Amministrazione, e a fare rete, e a sostenerci a vicenda allora avremo davvero raggiunto l’obiettivo che ci siamo dati quel 5 agosto del 2014: creare una associazione che possa sostenere con i fatti e non solo a parole la diffusione del software libero e dei valori in cui tutti crediamo al punto da metterci in gioco sempre.

Buon primo compleanno LibreDifesa! E che questo sia solo il primo bellissimo anno di uno dei tanti bei progetti [liberi] che verranno.

 

Comments
  1. Buon compleanno, LibreDifesa. ‘Ad Majora!’.

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